La pesca Tenkara: una scoperta

Come forse vi ho detto in passato, i trekking per me iniziano molto prima, quando comincio a fare ricerca, e il prossimo trekking che sto preparando è tutto in autonomia e piuttosto lungo; perciò ho deciso di integrare la mia dieta con la pesca, e cercando un po’ in rete ho scoperto la tecnica di pesca Tenkara.

Se siete contrari alla pesca purtroppo dobbiamo salutarci qui (ma spero tornerete a leggere qualche altro articolo!), se invece vi ispira l’idea di poter pescare nei nostri fiumi e torrenti con un’attrezzatura molto leggera, stando a contatto con la natura e, in modo un po’ romantico, procurandovi il cibo che mangerete la sera… beh, direi che siete nel posto giusto.

Prima di cominciare a parlare della Tenkara devo però fare una precisazione: se catturate il pesce, fatelo in un ambiente in cui la vostra presenza e la vostra attività di pesca non rendano il corso d’acqua sterile. I laghetti e i torrenti alpini hanno equilibri molto delicati, e non ha davvero senso romperli solo per un piccolo piacere personale che difficilmente si ripeterà (perché in alcuni posti quando peschi una volta, poi i pesci non ci saranno più).

Per pescare con la tecnica Tenkara non ci vuole molto: una canna, qualche filo e mosca e una piccola borsa in cui portarli, magari un retino. Perfetta per stare nella natura

Cosa è la Tenkara

La Tenkara è una tecnica di pesca giapponese che si adatta bene ad alcuni dei nostri ambienti acquatici (e infatti c’è qualcosa di simile in Italia, ma ne parliamo dopo). Il bello della tenkara è che è una tecnica molto semplice che richiede poca attrezzatura: una canna da pesca senza mulinello, un filo pesante, un terminale e un’esca di piume e filo, che in gergo viene chiamata mosca.

Sì, mosca, proprio come nella pesca a mosca.
Potremmo dire che la Tenkara è una via di mezzo tra la gloriosa pesca a mosca e la pesca dei bambini, con una lenza attaccata a una canna di bambù.

Proprio come nella pesca a mosca tradizionale l’esca è artificiale, costruita usando piume e peli di animali posizionati intorno a un amo con l’ausilio di fili di diversi colori. La tecnica di costruzione della mosca è più semplice nella Tenkara (e d’altronde in ogni caso non dovete per forza costruirvele voi) ma il tutto si basa sempre sulla osservazione delle condizioni in cui vi trovate, e sul tipo di insetti disponibili sul luogo in cui avete intenzione di pescare, per imitarli al meglio.
Come nella pesca a mosca il filo usato è diverso da quello normale: essendo l’esca estremamente leggera – è fatta di piume, dopotutto! – ci vuole un filo più spesso e pesante, che porti l’amo e quello che ci sta attaccato nel punto in cui volete voi.

Poi però ci sono differenze tra Tenkara e pesca a mosca, e sono quelli che fanno avvicinare questa tecnica di pesca giapponese a un semplice “attaccare un filo a un bastone”.
In particolare la canna per Tenkara è molto diversa dalla canna per pesca a mosca: in quest’ultimo settore si usa una canna a mulinello, in genere in due pezzi, con ovviamente anelli a distanze ben definite per tenere il filo vicino alla cima della canna e lanciare meglio.
Anche il filo è un po’ diverso, perché una “coda” da mosca ha struttura ben definita, con un profilo di spessore che cambia sulla lunghezza della lenza, lunga anche decine di metri. La lenza del Tenkara è semplice, lunga quanto la canna su cui è montata o poco più, e con uno spessore molto frequentemente uniforme.

Ma parliamo meglio dell’attrezzatura.

 

L’attrezzatura da Tenkara

L’attrezzatura che dovete portarvi dietro quando decidete di pescare a Tenkara è molto semplice, ma non per questo possiamo dire che sia banale. Ogni materiale scelto ha la sua specifica funzione, come in ogni cosa, per cui è abbastanza importante sapere almeno le nozioni principali per scegliere con cura.

La canna da Tenkara

Cominciamo con l’attrezzo principale, quello che forse è più particolare in questa tecnica.

La canna per Tenkara ha una caratteristica principale: è molto flessibile. La flessibilità è richiesta perché in questo genere di tecnica è la canna stessa a portare sul luogo di atterraggio l’esca, e grazie alla facilità con cui il movimento si trasmette dal polso alla cima, lo sforzo da fare può essere dosato meglio e si può presentare la mosca con delicatezza. Cosa molto importante per non spaventare i pesci.

Altre due caratteristiche principali della canna da Tenkara sono la sua lunghezza, che tradizionalmente è intorno ai 3,6 metri ma può essere anche di più o di meno, e il fatto che sia leggerissima e molto portatile.
Questo tipo di canna è telescopica, ovvero le sue sezioni quando chiusa stanno una dentro l’altra, ed ha uno spessore davvero minimo. La lunghezza da chiusa è anch’essa minima, in genere intorno ai 50cm per una canna normale. L’impugnatura di una canna da Tenkara è comoda, sagomata per aiutare la mano, e può essere in sughero o spugna.

Adesso vi dico un segreto che farà inorridire i puristi: io per cominciare con la Tenkara ho deciso di prendere questa canna. Costa poco, e va bene per cominciare, ma mi hanno detto che non è niente male nonostante non sia una di quelle più prestigiose. Poi magari vi dico come va, per ora mi sembra fantastica.

Questa canna è venduta in diverse misure (cliccate sull’immagine per andare alla pagina di vendita). Io ho scelto quella da 3,6 metri, più classica, e mi è arrivata a casa assieme a una serie di segmenti, quelli terminali, di ricambio

Una cosa che conviene guardare quando comprate la canna da Tenkara è l’azione, che viene espressa con una serie di numeri tipo 6:4, 7:3, 5:5 e così via. In pratica significa quanta parte della canna rimane rigida e quanta è flessibile. Il primo numero indica la frazione di canna, fatta 10 tutta la sua lunghezza, che rimane rigida. Il secondo è la sezione di canna che si flette molto. Chiaramente non è che la parte rigida rimane completamente  tesa, si piega un po’. Il consiglio che vi dò, e che ho ricevuto a mia volta da persone più esperte di me, è di scegliere una canna con azione 6:4 o 7:3, inizialmente. Valori diversi sono più specialistici e potrebbero crearvi qualche problema se non sapete bene quello che dovete fare.

 

Le mosche da Tenkara

Come detto si tratta di mosche in genere più semplici di quelle per la pesca a mosca, e questo probabilmente dipende anche dalla tecnica utilizzata: la mosca nella Tenkara viene mostrata al pesce per un tempo più breve, perché in genere si fanno lanci continui, per cui non è così necessario che ci sia grande precisione nella costruzione.
Un tipico esempio di mosca per Tenkara è quello della foto qui a fianco, che è costituita da una semplice piuma realizzata in modo da assomigliare vagamente alle ali di un insetto poggiato sull’acqua, con un corpo realizzato in questo caso in filo di seta abbastanza spesso. L’amo è in generale più lungo di quello normalmente usato nella pesca a mosca, e di conseguenza anche il corpo dell’insetto.
Una particolarità della Tenkara, a mio modo di vedere, è quella che riguarda l’uso delle esche non galleggianti: cose del genere ci sono più o meno anche nell’ambito della pesca a mosca (ma molto meno), mentre con questa tecnica puoi praticamente decidere tu a che profondità far passare l’esca e andare a farle conoscere i pesci che magari quel giorno o in quel momento della giornata non hanno tanta voglia di venire a mangiare in superficie… Il controllo assicurato dal fatto di avere una canna relativamente corta e soprattutto senza mulinello permette una sensibilità maggiore.

 

Il filo per la Tenkara

Come detto sopra, ci sono due tipi di filo differente che compongono la lenza per la Tenkara: la parte attaccata alla cima della canna, che è più pesante, e il terminale.

Potrebbe non sembrare, ma quello del filo per la Tenkara è un argomento abbastanza ampio, in cui c’è grande possibilità di scelta. Non voglio certamente sostituirmi alla ricerca personale che vorrete fare se vi avvicinerete a questo tipo di pesca, per cui vi dò solo un paio di spunti.

Diciamo che esistono due principali tipi di filo per Tenkara (questa però è una semplificazione). Il primo tipo è quello che si richiama alla tecnica tradizionale, basata sull’usare crine di cavallo intrecciato a dare un filo di lunghezza ben definita con spessore che diminuisce gradualmente verso la fine. Oggi i materiali sono in genere sintetici, anche se c’è chi usa ancora il crine, e si trovano fili intrecciati doppi, in cui la lunghezza è predefinita. Il peso di questo materiale è maggiore, e quindi è più facile lanciare, e in più in linea di massima il galleggiamento è più facile. Vanno meglio per i principianti? Forse.

C’è poi un altro tipo di lenza, che è fatta in monofilo (c’è chi la chiama fluorocarbon, non chiedetemi perché), e che è più sottile, più leggera, viaggia un po’ meno facilmente al lancio… Insomma, dovrebbe essere una schifezza, no? No, e infatti chi è più esperto generalmente usa questo tipo di filo.
Il concetto principale dietro a questa scelta è che si tratta di un filo più versatile, che se trattato bene può essere tenuto a pelo d’acqua ma anche fatto affondare (risultando meno fastidioso per il pesce), ma soprattutto può essere tenuto fuori dall’acqua essendo più leggero.

Sono scelte, e non sarò certo io a dirvi cosa fare. Una cosa però terrei in considerazione con attenzione: la vostra capacità di vedere un filo sospeso in aria. Per questo conviene prendere del filo che sia ben visibile, e magari rivolgersi a qualcosa di visibile ma non troppo evidente nelle situazioni (piccoli torrenti o comunque acque molto limpide) in cui il pesce potrebbe notarlo molto.

 

Perché la Tenkara nei trekking

Finita questa piccola presentazione della tecnica della Tenkara, vi starete chiedendo perché ve ne ho parlato! Beh, mi sembra che qualcosa c’entri con l’argomento di questo sito. Il perché è presto detto.

Come ho scritto sopra sto programmando un lungo trekking, circa 15 giorni in autonomia (se tutto va in porto ve ne parlo più avanti, ma se leggete da qualche tempo forse potete immaginare di che si tratta…), e il fatto che sia in autonomia significa che dovrò portarmi dietro il cibo. Ci sono dei punti di rifornimento in cui posso spedire del cibo e andarlo a recuperare, ma comunque avrò a che fare con cibi liofilizzati, secchi, conservati… Insomma, niente di buonissimo.
In più, considerato l’elevato chilometraggio, sto cercando di ridurre al minimo  il peso da portarmi dietro, e ho considerato che la quantità di cibo che potrei procurarmi portandomi dietro una canna che pesa un centinaio di grammi è imparagonabile. E in teoria dovrebbe pure essere più buono.

Infine, non ve lo nego, l’idea di pescare in posti spettacolari, con una piccola canna da pesca, dopo una lunga giornata di cammino (o magari anche durante, tanto ci metti poco a montare il tutto) mi fa venire un sacco di gioia. Non la pensate così pure voi?

 

2 opinioni riguardo a “La pesca Tenkara: una scoperta

  1. Molto interessante.
    Non ho idea dove tu voglia fare il tuo trekking di 15 giorni, ma hai pensato al problema che in moltissimi paesi, nelle acque dolci per pescare, occorre la licenza di pesca?

    1. Ciao! Sì, certo, mi sono già informato e non è un problema: le licenze esistono da 7 giorni, 15 giorni e annuali. Per i turisti come me costicchiano, però penso ne possa valere la pena. Tu peschi?

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