Il cammino dei tre laghi come l’ho visto io

I cammini ormai sono dappertutto, ovunque. Ci sono cammini cittadini, cammini spirituali, gastronomici, culturali… E uno in più, uno in meno, che differenza fa? Il Cammino dei tre laghi è una novità che sono stato invitato a provare (da un amico, non dall’ente del turismo!) e allora ve lo racconto e ci faccio una specie di recensione.

Magari questo scritto può essere di ispirazione per chi vuole proporre un nuovo cammino, e soprattutto vuol dare un’idea a chi intende mettersi a camminare. Non sono certamente un esperto di cammini: non mi interessa della questione delle credenziali, non ho alla fine la mistica del cammino di Santiago, non sono abituato a stare in mezzo a paesi e città in cammino. E quindi chissà, il mio potrebbe essere un punto di vista un po’ diverso.

Facciamo così, prima di tutto vi racconto questo cammino, vi dò qualche dritta per le attrezzature che potete usare se percorrete il cammino come me (in ostelli e portando poco cibo da casa) e poi qualche considerazione personale.

Cammino tre laghi: l’itinerario

Non ha molto senso stare qui a raccontarvi per filo e per segno il percorso, per quello c’è il sito (ben fatto) che vi spiega più o meno tutto quello che c’è da sapere, e dettaglia l’itinerario. Dal punto di vista dell’organizzazione delle tappe, vi dico semplicemente che l’idea di condensare l’itinerario in cinque giorni secondo me è ottima, posto che abbiate un minimo di preparazione iniziale: 1000m di dislivello il primo giorno su una 20ina di km non sono uno scherzo, se non l’hai mai fatto.

Questo il dettaglio delle tappe:

  1. Sovere – Corna Lunga – Malga Lunga – Monte Sparavera – Bianzano – Spinone al Lago (d+ 1160m, 20.7km)
  2. Spinone al Lago – Monasterolo del Castello – Piangaiano – Valle del Freddo – Solto Collina – Fonteno (d+ 590m, 24,3km)
  3. Fonteno – Riva di Solto – Bögn di Zorzino – Eremo di san Defendente – Castro – Lovere (d+ 630m, 15.2km)
  4. Lovere – Qualino – Flaccanico – Ceratello – i Ciar – Stramazzano – Bossico (d+ 1100m, 16.4km)
  5. Bossico – Monte Colombina – San Fermo – Maelì – Piazza – Sovere (d+ 660m, 16.9km)

Si tratta di un itinerario ad anello che inizia nella cittadina di Sovere, e che abbiamo modificato aggiungendo alla prima tappa una parte di quella che sarebbe stata la sesta, che prevederebbe un anello sulla montagna chiamata Corna Lunga per poi tornare a Sovere: sarebbe un po’ noioso, e se ce la si fa può aver senso accorciare in questo modo. Trovate questa opzione anche sul sito linkato poco sopra.
Una modifica possibile e sensata a questo itinerario potrebbe esssere quella di iniziare dalla tappa 2, cioè da Spinone, invece che da Sovere. In questo modo il dislivello a cui far fronte il primo giorno è minore, e ci si riesce ad acclimatare iniziando a partire da una passeggiata sul lungolago. In più si lascia per ultima la salita alla Malga Lunga, che per chi come me è affezionato ai valori dell’antifascismo, è un luogo che vale la pena visitare con calma (magari come è capitato a noi anche godendoci un po’ di polenta, formaggio e funghi, visto che siamo capitati lì il giorno dopo il 25 aprile).

I posti belli da vedere sono più di uno, provo a fare un sunto del riassunto di quello che di bello ho visto.

La MalgaLunga

Dopo essere saliti su uno dei punti alti di questo cammino (l’altro è la cima della Colombina) si arriva in questo luogo che racconta la storia del movimento partigiano nelle valli bergamasche, a partire dagli episodi che hanno visto da una parte gli occupanti nazisti e i loro collaboratori italiani, e dall’altra le formazioni partigiane che si sono radunate sulle montagne per resistere all’invasione e disturbare lo sporco lavoro dell’esercito tedesco e dei loro “amici”.
Un posto che in estate è spesso aperto (sul sito trovate le aperture e tutta la storia) e che ospita un piccolo museo che vale la pena visitare. La salita è bella tosta, ma c’è una bella visuale sulle montagne circostanti e come detto sopra, magari potete rifocillarvi con della polenta calda, piatto forte di queste zone.

Orrido del Bögn di Zorzino

Probabilmente il punto più scenografico di tutto il cammino, sia quando lo percorrete che quando siete lontani da esso, avendo già iniziato la salita verso l’eremo di San Defendente.

Difficile rendere l’idea della bellezza di questo luogo, che è particolare anche per le formazioni geologiche che si possono vedere nelle sue vicinanze. Metto una foto da sopra, ma la cosa migliore da fare è entrarci e prendersi un po’ di tempo per guardarsi intorno.

Valle del freddo

Ehi, questo è un luogo protetto, per la precisione un Sito di Interesse Comunitario (SIC) della Rete Natura 2000, una zona che l’Unione Europea protegge e che dobbiamo proteggere anche noi. Si tratta di una piccola valle in cui a causa di particolari fenomeni geologici e di morfologia del territorio circostante, si possono riscontrare in alcune zone specifiche – le cosiddette bocche alitanti – variazioni di temperatura rispetto all’esterno nell’ordine dei 30°C!
Quindi qui crescono specie che non è per niente normale trovate a un’altitudine di 300m, e sono invece fiori e piante alpini.
È un posto particolare, e si può visitare solo accompagnati da guide accreditate (che vi condurranno gratuitamente nella visita, in giorni e periodi particolari), solo in certi periodi dell’anno, senza bacchette da trekking, senza portare i vostri bimbi in passeggino, e lasciando i vostri animali domestici a casa. Tanti divieti, ma le condizioni sono davvero particolari e per preservarle bisogna avere molta cura.
In ogni caso, anche passare vicino all’area come abbiamo fatto noi perchè era fuori periodo, e sentire l’aria più fresca e osservare da lontano le specie evidentemente alpine… è bello!

Castello di Bianzano

Uno di quei posti che, senza un incontro inaspettato, lasceresti scorrere via senza farci troppa attenzione. Bianzano è un piccolo borgo medievale ben tenuto dai suoi abitanti, ma ce ne sono altri lungo questo cammino e in altre parti della regione. La particolarità di Bianzano, però, è che ospita un piccolo castello con una serie di misteri, e se il mio amico non avesse avvertito la voglia di un caffè dopo pranzo non lo avremmo mai saputo. Ci siamo fermati in un piccolo locale, Ai Templari, e lì il ragazzo che gestisce il bancone del bar ci ha raccontato del castello, rimaneggiato su richiesta dei dominatori veneziani che hanno fatto rimuovere i suoi merli e lo hanno reso quasi irriconoscibile a una prima occhiata ma custode di una serie di iscrizioni e misteri al suo interno. Tra le iscrizioni una in tre lingue, una delle quali in arabo; incredibile sapere di una scritta in arabo di centinaia di anni fa in un luogo piuttosto remoto della Val Cavallina, no? Tra i misteri invece quello riguardante un tunnel segreto che conduceva dal castello a una chiesetta posta in direzione del lago, la chiesa di San Pietro in Vincoli. E poi ci sono riferimenti ai templari, calcoli sul posizionamento delle mura, simboli esoterici… Se riuscite a far coincidere il vostro passaggio da Bianzano con uno dei momenti in cui il castello è aperto alle visite (noi purtroppo siamo passati in anticipo di un giorno!) credo ne varrà la pena.

Il castello di Bianzano, a cui purtroppo hanno tolto i merli così come ad altre costruzioni simili nel territorio

In realtà però i posti belli sono tanti, e in linea di massima questo cammino è abbastanza ben pensato (sotto metto qualche minima considerazione personale su quello che mi è piaciuto di meno).

Cosa mi sono portato sul cammino tre laghi

Essendo questo un cammino che fa tappa in tanti piccoli paesi, è possibile decidere di bivaccare in natura (ma attenzione: in alcuni casi nemmeno il bivacco potrebbe essere consentito, quindi guardate bene le indicazioni dei vari territori prima di fare danno) oppure di appoggiarsi alle strutture convenzionate con il cammino. Ce ne sono parecchie, e ci sono parecchi posti in cui fuori stagione si può dormire senza spendere troppo. Poco oltre vi faccio un resoconto di dove abbiamo dormito.
In più in questo caso abbiamo deciso di mangiare alla sera in ristoranti/bar, e di giorno arrangiarci con panini e altro cibo che non fosse necessario cucinare o scaldare: è possibile approvvigionarsi quasi tutti i giorni con facilità in piccoli market di paese.

La scelta nel mio caso è ricaduta quindi su un semplice zaino da 20 litri, uno dei più semplici della linea di Decathlon che ho da parecchio e che uso normalmente per le uscite giornaliere; ora lo stesso modello identico non c’è più, c’è questo qui che è un pochino meglio (il mio ad esempio non ha la tasca davanti in rete) e che credo possa andare benissimo. Volete qualcosa di più grande e strutturato perchè volete portare fornellino e pentola, oltre a qualche vestito in più per essere chic? Rimanendo dalle parti di Decathlon c’è questo 38l da uomo che è molto buono, o questo semplice 35l da donna, un po’ più spartano sotto certi punti di vista, ma più che sufficiente per le esigenze di tutti. Se invece volete muovervi in completa autonomia, con tenda e sacco a pelo, è probabile che vi ci voglia qualcosa di più in termini di volume.

Nella mia situazione ecco quello che ho portato con me, oltre quello che portavo ogni giorno addosso (pantaloni lunghi trasformabili in pantaloncini e una maglietta in lana merino):

  • saccoletto per i pernottamenti in ostello
  • due magliette di ricambio da lavare al bisogno
  • quattro paia di mutande e tre paia di calze tecniche
  • un paio di pantaloncini
  • un pile
  • un piumino compatto (il mio fido Patagonia, ma potete risparmiare con una roba come questa, e nelle stagioni più calde il pile è sufficiente)
  • due borracce da 1 litro
  • shampoo in bottiglietta, dentifricio e spazzolino
  • un asciugamano grande in microfibra
  • coltellino e luce di emergenza (questa, ma non è mai stata necessaria)
Ecco il mio zainetto, da una parte una borraccia da 1 litro e dall’altra una bottiglia. Ci troviamo fuori dalla chiesa di San Matteo a Flaccanico

Procurarsi da mangiare è abbastanza facile, ma non aspettatevi chissà che varietà: spesso nei paesi più piccoli c’è un minimarket dove rifornirsi di un cacciatore (codeghì in bergamasco, è un piccolo salame che si conserva anche un paio di giorni se non fa troppo caldo), formaggi e pane, ma anche di qualche biscotto e cioccolato, e in quelli più grandi si può mangiare al ristorante o in pizzeria. Vi consiglio però di portare almeno qualcosina da casa per le emergenze. Oltre alle mie classiche caramelle gommose, che da quando giro in bici mi accompagnano sempre quando voglio qualcosa che mi dia una spinta rapida per affrontare una salita, mi sono portato dei cracker, dei biscotti e del cioccolato. Niente di particolare, ma se si rimane a secco causa scarsa pianificazione della tappa del giorno, sono dei salvavita.
In alcune tappe l’acqua è reperibile facilmente – considerate appunto che si passa spesso in paesini che una fontanella la offrono di sicuro – ma ho preferito stare largo con l’acqua e averne sempre a disposizione 1 litro e mezzo, per non doverla dosare anche quando avessi avuto sete.

In linea di massima il mio zaino, tutto compreso, pesava intorno ai 6kg con acqua e cibo: un peso ragionevole per me e credo per la maggior parte delle persone. Una donna minuta forse potrebbe ridurre ancora un po’ il peso considerati gli abiti più compatti.

Dove si dorme?

Per dormire ci sono tante possibilità diverse, a partire da quella di portarsi la propria tendina o il proprio sacco da bivacco e piazzarsi in luoghi adatti (ah, nella tappa finale c’è anche un campeggio che sembra molto bello, a Bossico, e non dovete nemmeno portarvi dietro la tenda), ovviamente stando attenti a non cacciarsi in situazioni scomode. In linea di massima comunque, con la buona stagione, si può trovare un posto per piazzare il proprio alloggio viaggiante in tutte le tappe.

Vi dico però dove abbiamo dormito noi.

  1. A Spinone al Lago, paese che si trova poco prima di Monasterolo (quindi la prima tappa sarà un minimo più breve) siamo stati ospiti della casa Betania, un ostello per pellegrini legato alla parrocchia del paese. Grande, con docce funzionanti, e c’è pure una cucina. Quando siamo andati noi non c’era nessuno, ma può essere che in certi periodi ospiti gruppi e quindi vi conviene avvisare prima del vostro arrivo, facendo molto contento il sacerdote che deve aprirvi la porta! È un ostello a donativo, cioè decidete voi quanto pagare
  2. A Fonteno altro ostello a donativo, ci sono 18 posti letto in camerate da 4-6 posti (se non sbaglio) e c’è una minima cucina senza fornelli ma con un bollitore e un microonde. Occhio che a Fonteno c’è un solo bar e un solo minimarket, e il lunedì sono entrambi chiusi data la gestione famigliare.
    Tornando all’ostello, è bello anche lui, molto tranquillo e di fianco alla parrocchia del piccolo paese. Se mi mandate una mail vi giro il numero di telefono, non ho voglia di metterlo in rete per evitare che anche loro vengano invasi di pubblicità di criptomoneteeeee!
  3. Lovere, Lovere… Graziosa cittadina, l’ostello va bene. È un ostello privato, quindi si prenota prima tramite Booking e abbiamo speso 50€ in due per una camera doppia con letti singoli, abbastanza spaziosa e con il bagno privato. Niente male, c’è anche la possibilità di prenotare la colazione a 7€ a persona. Questo il link
  4. Infine Bossico, dove ci siamo fermati a dormire a questa trattoria con camere da letto. Comoda, pulita, c’è di buono che nel prezzo (55€ a persona) ci sono inclusi la cena e la colazione). Colazione molto abbondante, la cena insomma, si poteva fare di meglio ma c’era il vino, un primo e un secondo, e va bene così. Ovviamente se volete fare i signori nell’ultimo pernottamento potete scegliere altro, prima di arrivare a Bossico ci sono anche un paio di agriturismo che forse val la pena visitare in caso di velleità gastrofile

Cosa non mi è piaciuto?

Ok, prima di lanciarmi nelle lamentele, cominciamo con le cose che vanno bene, benissimo: il cammino è facile da fare. Non in senso di stretto impegno fisico, perchè comunque bisogna mettercene almeno un po’ (o aumentare il numero di tappe) avendo a che fare con un paio di tappe da 1000m di dislivello e 20km di lunghezza. No, è facile da fare perchè se avete voglia di camminare difficilmente vi perderete: la segnaletica è buona o buonissima, con tanti segni a indicarvi la via. E poi si vede che c’è stata cura nella realizzazione e pure nella manutenzione: indicazioni curate, ma soprattutto cura nella manutenzione dei sentieri. In alcuni punti c’erano alcune deviazioni dubbie che sono state ostacolate con tronchi, in altre c’era un ramo caduto a ostruire il sentiero e opportunamente tagliato… È tutto davvero ben tenuto, bravi! E poi in generale abbiamo trovato una buona disposizione di chi ci accoglieva e dei negozianti. Ecco, un consiglio: fate due chiacchiere con la gente che incontrate, nonostante una iniziale apparente ritrosia (lo posso dire, sono più o meno di quelle zone) saranno felici di raccontarvi qualcosa e imparerete di sicuro.

Per il resto, quello che non mi è piaciuto tantissimo è che non mi sembra ci sia un legame specifico con un evento o con un tema, in questo cammino. Ok, il tema è la presenza dei laghi, ma mi sembra un po’ debole. Quindi l’itinerario è stato pensato per unire posti diversi, senza un apparente grosso filo conduttore, e si vaga un po’ a caso. Niente di male, eh. Come primo cammino questo va benissimo, ma se vi aspettate un pellegrinaggio forse potreste rimanere delusi. O forse, scavando un po’ oltre si riesce a trovare il proprio filo conduttore e a dare un senso più profondo al camminare.

Altra cosa che non mi è piaciuta, ma qui stiamo davvero cercando il pelo nell’uovo, è la presenza di un paio di tratti di trasferimento su strada. Non c’è niente da fare, se si rimane a quote basse la Lombardia è questa cosa qui: una regione densamente popolata, in cui appena si scende dalle altezze si trovano abitazioni, strade, capannoni… E quindi per passare da un posto bello all’altro bisogna passare per abitazioni, strade, capannoni.

Però ci sono dei posti che sembrano quasi dolomitici, con le abetaie piantate credo negli anni 30 per la produzione di legname

Sempre parlando di itinerario, forse alcuni tratti sono necessariamente arzigogolati, ma nei momenti di stanchezza uno si domanda perchè deve passare a 300 metri dal proprio punto di arrivo per fare una deviazione lunghissima (tipo dalle parti di Lovere, ma anche in altri tratti). Il motivo è che bisogna andare a vedere quella piccola o grande attrazione che altrimenti ci si sarebbe persi. Forse se ci fossero delle indicazioni un po’ più chiare sul territorio sarebbe meglio, e ci si spiegherebbe con più facilità le deviazioni.

Infine, ultimo punto che mi è piaciuto un po’ poco ma anche no, e che si può certamente risolvere con la vostra partecipazione (letteralmente): questo cammino è poco frequentato! Ok, erano giorni in cui minacciava pioggia – ma ne abbiamo prese pochissime gocce un solo giorno – ma era anche periodo di ponti, e abbiamo incontrato solo due altri camminatori. Non è certo colpa di chi ha organizzato questo cammino, che in fin dei conti vi consiglio in modo che diventi più frequentato e vivo.

E buon cammino!

2 commenti su “Il cammino dei tre laghi come l’ho visto io”

  1. Ciao, ho letto con piacere la descrizione del cammino dei tre laghi e avrei intenzione di percorrerlo con due amici e il mio cane tra Natale e Capodanno. Ti scrivo perchè ho una vecchia guida, di quando ancora non era aperto il donativo di Fonteno, quindi volevo chiederti se potevi inviarmi i riferimenti da contattare. Essendo un donativo ho qualche dubbio che mi possano accettare con il cane, però tanto vale fare un tentativo…
    Grazie
    Fabio

    1. Ciao Fabio, non è che non voglio aiutarti, ma siccome le informazioni sono disponibili su una guida fatta da una persona che (credo) si sbatte volontariamente per tenere tutto in piedi, non so se è corretto mettere questa informazione in chiaro sul sito. Magari mandami una mail a iltrapper.info chiocciola (la mail di google), così ti faccio avere il riferimento. A occhio e croce però non credo che si possa portare il tuo cane, è un posto con camerate grandi. Boh, vediamo.

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